Donare il corpo alla scienza: un atto di generosità che guarda al futuro

Del delicato tema del donare il corpo alla scienza se ne è parlato lo scorso 15 maggio nell’aula magna Santa Lucia a Bologna, alla presenza studenti, medici e docenti, rappresentanti istituzionali e familiari di donatori con testimonial d’eccezione Giorgio Chiellini. Nell’occasione è partita la campagna di comunicazione della Regione Emilia-Romagna “Da parte mia” per sensibilizzare sull’argomento.

È un tema che coinvolge tutti per il suo alto valore etico e per l’impatto sul progresso della ricerca e la tutela della salute pubblica.  Eppure, quello della donazione del corpo post mortem alla scienza, è un tema ancora poco conosciuto. Per questo la Regione Emilia-Romagna ha lanciato una campagna nazionale di informazione e comunicazione dal nome, Da parte mia,  su incarico del Ministero della Salute, in virtù dell’eccellenza raggiunta dal Centro anatomico dell’Università di Bologna, riconosciuto nel 2022 come centro di riferimento nazionale. L’occasione per lanciare la campagna è stato il convegno “Donare il corpo alla scienza. La potenza della generosità” promosso dal Centro anatomico in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, con il sostegno del Ministero della Salute e il patrocinio della Società Italiana di Anatomia e Istologia (SIAI), che si è svolto il 15 maggio scorso nell’aula magna Santa Lucia a Bologna alla presenza di studentesse e studenti, medici e docenti, rappresentanti istituzionali e familiari di donatori. E come testimonial d’eccezione Giorgio Chiellini, dirigente sportivo ed ex difensore della nazionale italiana di calcio. A moderare l’evento la giornalista di La7 Francesca Fanuele.

Il cardinale Matteo Zuppi

Ad aprire i saluti istituzionali è stato il Rettore Giovanni Molari: «Questa giornata ha voluto dare voce a una scelta di altissima dignità civile che rappresenta un atto di generosità estrema e un contributo fondamentale alla scienza. La partecipazione, oggi, così numerosa testimonia l’interesse e l’attenzione della comunità universitaria e della cittadinanza nei confronti di un tema in Italia ancora oggi non troppo conosciuto. Come Università, è nostro dovere promuovere la conoscenza e il dibattito su temi che riguardano la responsabilità individuale nei confronti della collettività e del futuro della medicina».

A seguire ha preso la parola il cardinale Matteo Maria Zuppi, appena rientrato dal Conclave: «La potenza della generosità è una forza che permette di sconfiggere il male. La morte toglie, l’amore dona. E allora io vinco la morte. Perdendo ogni speranza, la dono a chi ne ha bisogno. Perché donare il corpo alla scienza? Per far vivere, per sconfiggere il male, non evitandolo, ma rendendolo occasione di vita. La scienza saprà certamente rendere onore ai corpi, rispettandoli per renderli utili allo studio e al progresso della medicina». 

C’è stato poi l’intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale: «Siamo particolarmente orgogliosi di essere Regione capofila nella progettazione e realizzazione della campagna nazionale di comunicazione che oggi presentiamo, utile e necessaria per informare e sensibilizzare cittadini e professionisti sanitari sulla possibilità di donare il proprio corpo e i tessuti post mortem a fini di studio, formazione e ricerca scientifica. E’ un’iniziativa importantissima di sensibilizzazione che si svolge a Bologna non a caso: grazie a Unibo, consente al nostro territorio di essere uno dei centri più qualificati. La nostra società non potrebbe avanzare senza la generosità. I cittadini devono capire l’importanza di cooperare ai fini della ricerca scientifica. Dobbiamo sentirci tutti un po’ responsabili».

Il presidente della Giunta regionale E-r De Pascale

Era presente anche Rita Monticelli, consigliera del Comune di Bologna con delega per i Diritti umani e il Dialogo interreligioso e interculturale: «Al teatro anatomico il corpo, posto al centro della scena, diventa oggetto di studio. L’anatomia è un’epistemologia del vedere. Donare il corpo alla scienza è un gesto che attraversa il tempo. È un atto di cultura e solidarietà».

A chiudere i saluti istituzionali, Chiara Gibertoni, direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola Ircss, che ha dichiarato: «La donazione del corpo alla scienza rappresenta un atto di generosità straordinaria e inusuale, che va oltre il comune concetto di altruismo. È un gesto che permette alla ricerca medica di avanzare, alla formazione dei futuri medici di crescere e alla medicina di migliorare. Importante poi è il tema della gratuità di questo gesto che non è scontato, perché in alcuni paesi il corpo viene venduto. La scelta della gratuità significa renderlo accessibile a qualsiasi ricercatore, non solo a chi ha i fondi necessari». 

Al termine dei saluti istituzionali, si è poi entrati nel vivo del tema, approfondendo l’excursus che ha fatto diventare il Centro anatomico un centro di riferimento nazionale con le parole della professoressa Lucia Manzoli, docente di anatomia e responsabile del Centro: «Ho avuto il privilegio di compiere il percorso fin dall’inizio. Tutto parte nei primi anni del 2000 – ha dichiarato – quando il professor Giovanni Mazzotti era coordinatore del Corso di laurea in Medicina e Chirurgia. La sua idea era di riportare a Bologna lo studio dell’anatomia in maniera diretta. La prima dissezione su cadavere umano a scopo didattico è stata svolta all’Università di Bologna nel 1300. La sala anatomica è stata inaugurata nel 2014 ed è stata dedicata al professor Mazzotti, scomparso nel 2011. Bologna è stato il primo centro riconosciuto. La legge ha identificato i criteri per i centri anatomici: su 10 centri a livello nazionale, solo 3 sono atenei (Bologna, Padova e Brescia).  È importante avere la strumentazione e la tecnologia per i corsi di simulazione avanzata. La parte più complessa è la gestione con i famigliari del donatore perché la donazione rimanda l’elaborazione del lutto».

Ma è solo del 2020 la legge che norma la donazione del corpo alla scienza, come spiega Paco D’Onofrio, docente di Diritto sanitario e diritto sportivo Unibo: «Fino al 2019, si è lavorato con un regio decreto. La legge del 2020 crea consapevolezza e ricorda la legge del 2017 sul testamento biologico. Il legislatore richiama il concetto di dignità. La legge 10/2020 prevede che i corpi donati vengano restituiti alla famiglia in condizioni dignitose entro un anno. Mettere il proprio corpo a disposizione della ricerca guarda al futuro».

Tra i relatori era presente anche il professor Stefano Ratti, docente di anatomia e coordinatore scientifico del Centro anatomico, che ha scritto anche un fumetto sull’argomento “Il primo paziente” insieme alla professoressa di sociologia generale Veronica Moretti, anch’essa relatrice all’evento: «Riusciamo a simulare interventi semplici ma anche ad alta complessità- ha dichiarato il professor Ratti – Questo è utile per la formazione degli studenti ma anche degli specializzandi. I medici devono praticare e poter sbagliare sul primo paziente. Il corpo continua a insegnare anche dopo la morte». 

La direttrice della Rete delle cure palliative di Bologna, Danila Valenti, ha spiegato l’identikit di chi fa disposizioni anticipate: generalmente di genere femminile, sui 75 anni, con tumore e alto livello culturale: «La donna è più capace di affrontare la malattia. L’uomo spesso delega. C’è molta resistenza culturale nell’affrontare una malattia». 

A chiudere l’evento, le testimonianze di chi ha vissuto il significato della donazione dl corpo attraverso esperienze personali o attraverso lo studio della consapevolezza su tale tema: Lorenzo Monteduro, medico specializzando e già studente di Unibo, Livio Presutti, docente e coordinatore training chirurgico Ircss Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna e Donatella Amoruso, figlia del primo donatore accolto nel Centro anatomico di Unibo: «Mio papà ne era consapevole. È stato un atto di riconoscenza nei confronti dei medici, nella speranza che la ricerca e il progresso potessero andare avanti anche grazie al suo corpo. Mio padre ha contribuito a insegnare anche dopo la morte».

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