“Fringe”, il progetto espositivo della Galleria d’arte bolognese Labs Contemporary Art

Si chiama Fringe il nuovo progetto espositivo presentato lo scorso 14 giugno 2025 dalla galleria d’arte bolognese Labs Contemporary Art (via Santo Stefano, 38). Nove gli artisti e le artiste in mostra, per raccontare una storia collettiva fatta di connessioni insolite e sorprendenti, sotto l’abile direzione di Marta Orsola Sironi, giovane e già affermata curatrice indipendente. La mostra rimarrà visibile fino al prossimo 15 settembre 2025 e si prospetta come un’ottima occasione per riflettere su tematiche urgenti e fortemente contemporanee.

Nata per instaurare un dialogo serrato con i peculiari spazi dove sorge Labs – che ospitavano la duecentesca Chiesa di Santa Maria della Cerola – Fringe si pone un obiettivo tanto chiaro quanto audace: lasciare scorrere liberamente quelle connessioni che si generano nelle zone liminali. Gli spazi al confine e le ricerche sperimentali lontane dalle correnti mainstream rappresentano il cuore pulsante dell’ambizioso progetto, che custodisce già nel titolo le sue precise intenzioni. “Fringe” è un sostantivo inglese polisemico che descrive tanto un bordo decorato quanto ciò che si agita ai margini di una zona in continua evoluzione, mai statica.

Ty Locke, Aprechate Nastalgic Intermersy Portfoleo, 2024, Courtesy l’artista & Copperfield

Considerate tali premesse, non sorprende che Sironi abbia adottato questo termine per racchiudere un progetto tanto diversificato. I nove artisti e artiste presenti in mostra si muovono tra svariati medium: dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video, fino ad arrivare all’installazione. La ricerca di Agnieszka Mastalerz, Alexei Izmaylov, Amba Sayal-Bennett, Dionysis Saraji, Hannah Morgan, Hoa Dung Clerget, Luca Rubegni, Paula Santomé e Ty Lockem, pur procedendo su binari diversi, converge nella stessa direzione: sperimentare una poetica fresca e coraggiosa, lontana dalle imposizioni di stampo accademico.

Dionysis Saraji, Armatura, 2025, Courtesy Labs Contemporary Art
Dionysis Saraji, Armatura, 2025, Courtesy Labs Contemporary Art

Inevitabilmente, le pratiche finiscono per contaminarsi, generando una poetica collettiva ribelle, dove le immagini e le forme sono in continua mutazione e in bilico tra biografie personali e dinamiche collettive. Al centro della ricerca di ogni artista, c’è l’immagine, che si trasforma e diviene altro da sé, arrivando a tracciare quelle che si potrebbero definire delle vere e proprie mappature emozionali. Sulla scia del Bilderatlas Mnemosyne di Aby Warburg e sul concetto delle pathosformeln – quei gesti e quelle espressioni emotive che, secondo lo studioso tedesco, si ritrovano, anche se mutati, nelle diverse epoche – si muove la ricerca eterogenea e stimolante che dà origine a Fringe.

Hannah Morgan,Framework for Descent III e Animula X, 2024, ph. Sara Cosimini

Un’altra chiave di lettura che aiuta ad orientarsi tra le opere in mostra (anche se è sempre bello un po’ perdersi), viene fornita dalla sociologia contemporanea, con due grandi protagoniste del filone postcoloniale femminista: Rosi Braidotti e Sara Ahmed. Entrambe concepiscono il nomadismo come nuova forma di orientamento, in una società dove i confini non sono netti, ma, al contrario, caratterizzati da una forte permeabilità e potenzialmente attraversabili. Un mondo ideale, perfetto, in cui l’individuo non respinge i cambiamenti ma li accoglie e li rilegge, rendendoli propri. È proprio questo che accade, idealmente, nelle opere in mostra, dove i grandi temi della contemporaneità  vengono riletti da una prospettiva trasversale.

Installation view Fringe, Courtesy Labs Contemporary Art

Nelle sue sculture, Dionysis Saraji affronta la tematica dell’identità, avvalendosi di forme colorate e metamorfiche; Ty Locke sovverte il linguaggio del neon, ricodificandolo in un’accezione più ironica ed “economica”; la ricerca di Alexei Izmaylov prende le fila da un immaginario pop e umorista, sotto cui si cela una ben più profonda indagine sulla trasformazione; Luca Rubegni, nelle sue tele, dona agli oggetti del quotidiano una sorta di sacralità metafisica, nella quale trovare silenzio e conforto; con le sue installazioni scultoree, Hannah Morgan esplora i meandri sconosciuti dell’umanità, dove la storia si mescola al mito; nella pratica di Amba Sayal-Bennett, il disegno e l’installazione scultorea diventano il punto di partenza per una riflessione sulle forme, i corpi e le identità; la memoria, la trasmissione culturale e l’identità diasporica sono il centro nevralgico della poetica di Hoa Dung Clerget; nelle opere di Agnieszka Mastalerz, viene esplorato il rapporto tra essere umano e ambiente naturale; Paula Santomé, nei suoi bassorilievi, reimmagina figure femminili dell’antichità in un contesto contemporaneo.

Hoa Dung Clerget, Chinoiserie 1, 2, 3, 2025, ph. Sara Cosimini

Fringe è un invito ad esplorare, come nomadi in viaggio, queste terre di confine, dove il sacro si mescola al profano, l’antico incontra il contemporaneo e i confini tra realtà e immaginario si fanno sempre più labili.

Foto copertina: Alexei Izmaylov, Safety Tether (Drop e Brown bear), 2020, Courtesy Labs Contemporary Art

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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