Ideas From Massimo Osti
Inaugurata lo scorso 7 giugno e visitabile fino al prossimo 28 settembre 2025 nei suggestivi spazi di Palazzo Pepoli (Via Castiglione, 10), Ideas From Massimo Osti – From Bologna, beyond fashion è una mostra pensata per ripercorrere il lavoro di Massimo Osti (Bologna, 1944 – 2005), designer bolognese passato alla storia per aver ridefinito i canoni della moda sportiva contemporanea. Inserita nel contesto di Bologna Portici Festival – la manifestazione itinerante nata nel 2023 per celebrare il riconoscimento Unesco conferito ai portici della città – Ideas From Massimo Osti rende omaggio all’eredità creativa del rivoluzionario ricercatore, in un viaggio attraverso oltre trent’anni di innovazione nel settore tessile.
«Bisogna dire ciò che si fa e fare ciò che si dice» annota Massimo Osti nei suoi appunti. Una frase incisiva che racchiude l’essenza stessa del suo lavoro, basato su rigore e serietà, da sempre i principi fondanti della sua ricerca. Se della famiglia di origine non si hanno molte informazioni, è noto invece che Osti, fin da giovane, inizia a coltivare una vera e propria passione per il disegno, che lo porta prima a studiare come grafico pubblicitario e poi a lavorare nel campo della comunicazione visiva.

Ciò che distingue fin dall’inizio la produzione di Osti è la freschezza di un approccio estremamente creativo, audace e sperimentale; già a partire dagli anni Sessanta, il giovane designer inizia a realizzare stampe serigrafiche per t-shirt, combinando arte grafica e abbigliamento con un’attitudine fortemente innovativa per l’epoca. La prima svolta avviene nel 1971, quando Osti crea il marchio Chester Perry, successivamente ribattezzato C. P. Company. Il nome originario prende ispirazione dal mondo della Pop Art e dei fumetti: Chester-Perry è il nome della fabbrica in cui lavora Bristow, il tragicomico personaggio nato dalla mente dell’autore britannico Frank Dickens, divenuto celebre per le sue strisce satiriche.

Sono anni cruciali per Osti, nei quali inizia a delinearsi quella che diventerà poi la visione chiave del suo marchio, basata sulla creazione di capi estremamente funzionali ispirati al suo lavoro di designer grafico, al pattern militare e all’outdoor, ma comunque avvolti da un’estetica urbana. Questa nuova filosofia si concretizza nel nucleo originario dello studio di Osti a Gaibola, immerso nel verde delle colline bolognesi. Successivamente trasferito nel cuore di Bologna, in via Zanardi 51, lo studio di Osti riflette il fermento culturale della città e del neonato Dams, primo corso universitario dedicato alle arti e allo spettacolo e diventa un vero e proprio punto di riferimento per artisti del calibro di Lucio Dalla e Andrea Pazienza.

Sono gli anni d’oro di Massimo Osti e del suo brand, che nel 1982 si arricchisce di un nuovo arrivo: Stone Island. Il titolo, ispirato all’universo poetico di Joseph Conrad, riflette la passione per il mare e per l’avventura di Osti e nasce a partire dall’elaborazione della “Tela Stella”, un materiale ruvido e sbiadito, applicato per la prima volta nel settore tessile. È con Stone Island, che Osti tocca l’apice del successo, arrivando a declinare il richiestissimo marchio anche nelle varianti Marina, Tennis e Golf. Negli anni a venire, la fiamma creativa di Osti non si spegne e continua a sperimentare con materiali innovativi. Vedono la luce progetti come la Massimo Osti Production (1995), la nuova azienda per la quale disegna la prima collezione che porta il suo nome e Massimo Osti (1999), l’ambizioso progetto che si propone di rivoluzionare i meccanismi di distribuzione dell’industria del fashion. “Designer e producer” (così definito dal semiologo Alberto Abruzzese), Osti segue instancabilmente tutte le fasi del processo, dall’acquisto del tessuto grezzo alla distribuzione commerciale, rifiutando in modo categorico che qualcosa non possa essere fatto.

Osti si spegne nella sua casa di Bologna il 6 giugno 2005 a soli 61 anni ma la sua eredità vive ancora nel Massimo Osti Archive, un progetto culturale dedicato alla conservazione e alla valorizzazione del suo lavoro. Riorganizzato dalla sua famiglia, l’archivio include oltre 5.000 capi d’abbigliamento, accessori, campioni di tessuti, prototipi, appunti originali e una vasta biblioteca di riviste, libri e materiali di ricerca. L’avanguardia di Osti continua a influenzare il mondo dello sportswear e non solo; l’eco della sua visione pionieristica emerge nell’approccio anti-fashion, nel design e nella comunicazione non lineare, delineando i contorni di un’estetica fortemente radicata nel contemporaneo.

Foto copertina: Ideas from Massimo Osti, From Bologna, beyond fashion, Installation view, ph. Sara Cosimini

