La Fondazione Sabe ospita “Tessere”, una mostra per riflettere su arte, tempo e memoria
C’è tempo fino al 14 dicembre 2025 per visitare Tessere, la mostra inaugurata lo scorso 4 ottobre negli spazi di Fondazione Sabe per l’Arte di Ravenna (Via Giovanni Pascoli, 31), dedicata alla ricerca sperimentale sulla memoria e sul frammento di due artiste contemporanee, entrambe attive a Modena: Alice Padovani e Laura Renna. Il progetto, inserito nell’ambito di Ravenna Mosaico – IX Biennale di Mosaico Contemporaneo e curato dal ricercatore Unibo Pasquale Fameli, mette in dialogo il lavoro delle due artiste in un confronto dove gli elementi tratti dal quotidiano assumono una valenza inedita e sorprendente, aprendo nuove riflessioni sul rapporto tra arte, tempo e memoria.
Simbolicamente inaugurata il giorno della ventunesima Giornata del Contemporaneo – iniziativa promossa dall’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani con l’intento di rendere più accessibile al pubblico l’arte contemporanea – Tessere è una mostra che si muove su due livelli di senso, intrecciando le pratiche di due artiste che, a un primo sguardo, potrebbero sembrare quasi agli antipodi.

Il titolo è da intendere in una duplice accezione: da un lato rimanda al frammento che costituisce il mosaico, dall’altro all’atto di intrecciare fili. È su questi due binari che si muovono le ricerche delle artiste: in Padovani, la pratica musiva segue la sua originaria vocazione all’accostamento; in Renna, invece, le “tessere” vengono reinterpretate attraverso l’arte del ricamo, dando vita a raffinati orditi. Quella di Padovani potrebbe essere definita una reinterpretazione organica del mosaico: la sua poetica si sviluppa a partire dagli archetipi di meraviglia e repulsione, due poli emotivi e simbolici contrapposti ma necessari. Nelle opere, le tessere musive si trasformano in frammenti naturali, classificati secondo un principio ordinato che richiama quello delle collezioni entomologiche di stampo scientifico.

Come una ricercatrice, Padovani raccoglie oggetti trovati, insetti, ossa, semi e frammenti vegetali che successivamente ricodifica in assemblaggi, installazioni, performance, disegni e sculture. Decontestualizzati, gli elementi si fondono in cumuli animati da una dualità intrinseca, in tensione costante tra natura e artificio, bellezza e inquietudine, fragilità e materia grezza. Come moderne Wunderkammer, i lavori di Padovani rappresentano il tentativo di sottrarre all’oblio del tempo oggetti che, per loro natura, sono irrimediabilmente destinati a scomparire. Le composizioni di Padovani sottraggono la vita alla morte attraverso un gesto che riesce a essere, al tempo stesso, ragionato e mosso da un impulso creativo quasi istintivo. In questo modo, una collezione neutra e scientifica si trasforma in una raccolta emotiva, nella quale ogni elemento – per quanto piccolo – diventa traccia di un’esistenza non più soltanto personale, ma universale e condivisa.

La poetica di Renna si racchiude in una triade che interessa la materia, il gesto e la memoria. Fin dagli esordi della sua ricerca, emerge in lei l’urgenza di lavorare materiali con una forte componente artigianale – come tessuti, lana, cashmere e filato – che successivamente trasforma in sculture capaci di adattarsi ad ogni ambiente e di aderire a qualsiasi superficie. Come Padovani, anche Renna predilige materiali già vissuti, perché evocano il ricordo di un’esistenza precedente. Attraverso un gesto attento e consapevole, Renna restituisce nuova vita a questi materiali altrimenti destinati alla scomparsa, trasformandoli in organismi vivi che mutano nel tempo e nello spazio, proprio come accade in natura.
Le sue installazioni sono per lo più site-specific, concepite per dialogare con il luogo che le ospita e adattarsi alle superfici come piante rampicanti, fino a prenderne coscienza e forma. La pratica di Renna, radicata nella memoria di un gesto arcaico, richiede tempo e riflessione e restituisce una concezione dell’opera d’arte come organismo metamorfico, vibrante, vivo, non statico. Le “tessere” si trasformano in intrecci di filati che, unendosi, generano una nuova lettura della materia.

Pur utilizzando media e linguaggi differenti, le due artiste seguono una medesima direzione: entrambe indagano frammento, memoria, materia e tempo. La loro pratica si basa sulla gestualità e sulla rigenerazione di oggetti dimenticati, raccolti e custoditi con una cura quasi materna. Per Padovani e Renna, gli oggetti destinati allo scarto sono custodi di una memoria da tutelare e rispettare, attraverso una pratica lenta che contrasta con la frenesia bulimica della società dei consumi contemporanea.

Foto copertina: Alice Padovani, Eterotopia vertebrale (dalla serie Innesti), 2023, Courtesy Fondazione Sabe per l’arte.

