La Galleria de’ Foscherari ospita la “non mostra” Pushing the Limits
Dal 17 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026 gli spazi della Galleria de’ Foscherari (Via Castiglione, 2B) ospitano Pushing the Limits, progetto ideato da Armando Lulaj e curato da Fabiola Naldi. Il percorso espositivo propone un’approfondita analisi delle pratiche artistiche del Debatikcenter of Contemporary Art (D.c.c.a.), piattaforma indipendente fondata a Bologna nel 2003 dallo stesso Lulaj come gesto di ribellione contro le narrazioni e i modelli imposti dalla società contemporanea.
‘Resistenza’ è forse il termine che meglio definisce questo audace progetto: Pushing the Limits nasce infatti con l’obiettivo di mettere in discussione ogni convenzione, sovvertendo le logiche del mercato artistico e i suoi meccanismi consolidati. Pushing the Limits è, prima di tutto, una “non-mostra” – come sottolinea la curatrice Fabiola Naldi – concepita non per offrire risposte, ma per generare domande, aprire fratture e alimentare dibattiti culturali, sociali e politici.

Il Debatikcenter of Contemporary Art occupa – pacificamente – la Galleria De’ Foscherari, attraversandone e trasformandone ogni ambiente, dentro e fuori. Fin dalla sostituzione dell’insegna all’ingresso, è evidente come la manipolazione dello spazio diventi il primo gesto programmatico: un’azione netta che sancisce una dichiarazione d’intenti condivisa tanto dalla galleria quanto dal centro. Il cambiamento semantico si trasforma in un intervento di appropriazione critica del discorso pubblico, diventando strumento per generare nuove letture del mondo dell’arte da un punto di vista radicalmente rinnovato. Alla direzione condivisa si aggiunge anche il punto di partenza (e di incontro) delle due realtà: la città di Bologna.

Se, da un lato, la Galleria de’ Foscherari incarna la Bologna storica, con il suo rilevante contributo alla narrazione artistica italiana, dall’altro, il Debatikcenter of Contemporary Art riflette la Bologna più vivace e sperimentale, distinguendosi per una ricerca artistica d’avanguardia a livello internazionale. Fondato nel 2003 da un gruppo di artisti albanesi, il D.c.c.a. si distingue fin dal principio per un’identità solida e ben definita. Il nome “Debatik” richiama l’omonima organizzazione giovanile antinazista della storia albanese, evocando ideali profondi di resistenza e impegno politico. La storia del centro si intreccia con quella di Bologna sin dalle origini: la città non è solo un luogo di dialogo per l’arte albanese, ma rappresenta anche il punto di partenza istituzionale dell’istituzione stessa.

Il ritorno a Bologna pone la vicenda del Debatikcenter al centro di un percorso di analisi critica, esplorando le tematiche che da sempre ne caratterizzano la ricerca e che riflettono le trasformazioni economiche, politiche e culturali attraversate dall’Albania a partire dai primi anni Novanta. Da questa riflessione prende forma il ruolo del centro come presidio critico e contro-egemonico: uno spazio in cui vengono indagate le ricadute della transizione forzata al libero mercato e messo in discussione il processo di normalizzazione culturale promosso dal capitalismo globale. È in questo contesto che l’intento del Debatikcenter trova una perfetta sintonia con la Galleria De’ Foscherari, capace di agire in piena sinergia con la sua volontà, garantendo totale libertà esecutiva al progetto. Pushing the Limits si configura così come un racconto articolato e completo delle azioni sovversive del centro, presentando una selezione di opere che ripercorrono oltre due decenni di attività, dagli esordi fino ad oggi.

In dialogo tra loro, le installazioni e i materiali d’archivio di Armando Lulaj si confrontano con le opere di Pleurad Xhafa e dei principali collettivi che hanno animato nel tempo il centro, tra cui Underground Movement, La Société Spectrale e Manifesto Collective. Partendo dalla prospettiva e dai meccanismi che definiscono l’assetto dell’Albania, la mostra si configura come un “archivio del declino”, articolato in tre sezioni tematiche dedicate alle pressanti questioni geopolitiche e culturali legate al Medio Oriente, agli Stati Uniti e all’Italia. Le opere selezionate, volutamente “non allestite” secondo i tradizionali canoni museali, sorprendono e disorientano il visitatore, stimolando una riflessione profonda sui temi cruciali della contemporaneità.

Dall’esercizio di potere alla violenza sistemica, dal declino dell’egemonia statunitense e dell’impero neoliberista fino alla questione centrale della riscrittura della storia, Pushing the limits si presenta come un atto di provocazione consapevole e diretto, che interroga il presente e mette in discussione ciò che il futuro rischia di diventare. Lo spazio della galleria si fa volutamente inospitale, complicando la fruizione e spingendosi oltre i limiti della narrazione canonica, per accendere la scintilla di una resistenza che si estende dal sistema sociale e politico fino ai confini dell’arte.
Foto copertina: Pushing the limits, Veduta sale, ph. Sara Cosimini

