La superficie dell’anima
Si intitola La superficie dell’anima il progetto espositivo realizzato in occasione della IX edizione della Biennale di Mosaico Contemporaneo a cura di Sabina Ghinassi e che Museo Lercaro (Via Riva di Reno, 57) ospita nella sua Project Room. Inaugurata lo scorso 11 settembre 2025, la mostra presenta un corpus di circa venti lavori di Marco De Luca (Medicina, 1949), artista mosaista tra i più originali del panorama contemporaneo italiano ed estero. La superficie dell’anima rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 2 novembre 2025 e si prospetta come un’ottima occasione per conoscere più a fondo il poliedrico universo dell’arte musiva.
Parlando di “mosaico”, non sorprende che la mente corra all’arte del passato e che spesso, si tenda a considerare l’arte musiva come qualcosa di tradizionale e immobile. I grandi fasti dell’antichità classica di Pompei e dell’epoca bizantina di Ravenna hanno rischiato di relegare l’arte musiva a un’età lontana, da ammirare senza possibilità di replica o reinterpretazione.

Dopo il Medioevo, inoltre, il mosaico perde centralità rispetto alla pittura, pur continuando a essere impiegato come decorazione prestigiosa. È nell’età contemporanea che il mosaico fa il suo ritorno nell’arte, con artisti e artiste come Antoni Gaudí e Niki de Saint Phalle. È anche grazie alla loro ricerca se l’arte musiva viene progressivamente liberata dal ruolo decorativo e innalzata a strumento espressivo capace di raccontare storie e suscitare emozioni. Come Gaudí e de Saint Phalle, anche Marco De Luca fa del mosaico il medium di elezione per comunicare l’interiorità; la sua ricerca si distingue per un utilizzo non convenzionale del mezzo espressivo, basato principalmente sull’originale commistione tra pittura, scultura e tessere musive.

Nelle opere di De Luca, il mosaico assume una forma del tutto inedita: luce, ritmo e geometria si incontrano nella rigidità delle tessere, che sembrano muoversi, animando la superficie di vita propria. Da medium statico, il mosaico si trasforma in organismo vibrante di energia, capace di occupare lo spazio e renderlo tridimensionale; i lavori di De Luca invitano l’osservatore a una partecipazione attiva, guidandolo attraverso una sinergia di bagliori inattesi e forme cangianti. Le forme sinuose, i bordi frastagliati e i lampi di luce catturano lo sguardo, invitando l’avvicinamento e annullando la distanza e la riverenza tradizionalmente richieste dall’arte musiva.

La ricerca di De Luca ha origine in un universo di forme tangibili: nelle sue opere si ritrovano echi di materiali terreni, come frammenti di conchiglia, tessere lapidee, foglia d’oro, cartapesta, vetri e smalti. Le forme si addensano e si accordano in un arcobaleno di cromie, elevandosi ad una dimensione “altra” ma rispettando sempre la loro origine organica, concreta e tattile. La materia, protagonista indiscussa della ricerca dell’artista, si eleva oltre il quotidiano, generando orizzonti labirintici in cui lo sguardo si perde con piacere. Niente nell’arte di De Luca è lasciato al caso; come uno sciamano, l’artista seleziona i materiali solo dopo uno studio approfondito sulle loro caratteristiche intrinseche, per trovare successivamente il modo di liberare la materia dalle catene che la ancorano alla forma originale, elevandola così ad una nuova esistenza.

Superato il confine del mondo tangibile, i materiali si ritrovano dove corpo e anima, terra e cielo, esterno e interno si incontrano, reincarnati in una nuova dimensione: oltre la superficie dell’anima. L’arte di De Luca diventa così il “riflesso dell’invisibile” (citando il titolo di un lavoro omonimo del 2023) e si fa dimensione dell’interiorità, individuale e collettiva. La memoria del mondo si fa materia, dove convivono attualità e rimembranze di un tempo passato, epico, rintracciabile in opere come La morte di Ofelia (1996). Gli echi del passato memorabile dell’arte musiva trovano nelle opere di De Luca una nuova misura, capace di essere al contempo spirituale e materica, aprendo a inediti e sorprendenti orizzonti visivi.
Foto copertina: Marco De Luca, Cipresso (dett.), 2017, ph. Sara Cosimini

