L’ingegno delle donne nelle medaglie del Museo Civico Archeologico di Bologna

Inaugurata lo scorso 5 marzo 2025, la mostra L’ingegno delle donne nelle medaglie del Museo Civico Archeologico di Bologna fa parte de’ Il Medagliere si rivela, la rassegna espositiva più ampia dedicata alla scoperta e alla valorizzazione della ricca collezione numismatica del Museo Civico Archeologico (Via dell’Archiginnasio, 2). La mostra, a cura di Paola Giovetti e Laura Marchesini, resterà aperta al pubblico fino al prossimo 13 ottobre 2025, prospettandosi come un’ottima occasione per conoscere storie di donne straordinarie attraverso l’arte della numismatica. 

Ventitré medaglie, esposte nell’atrio del Museo Civico Archeologico, ripercorrono la storia di figure femminili che, dal Rinascimento all’Ottocento, si sono distinte in vari ambiti della cultura e della società; dall’arte alla musica, passando per la finanza e la politica, fino ad arrivare alla letteratura.

Medaglia di Giovanni Francesco Neidinger per Elena Lucrezia Corner Piscopia (diritto), Courtesy Bologna Musei

Per le donne, emergere non è mai stato facile, né oggi né tantomeno nel passato. Tutelare questa collezione di medaglie assume quindi un valore ancora più significativo: diventa una testimonianza preziosa del riscatto sociale e della volontà di emancipazione da parte del genere femminile. I volti ritratti sono quelli di donne che, prima dei colleghi uomini, si distinguono in ambiti a loro proibiti, superando coraggiosamente i pregiudizi e sfidando le convenzioni imposte loro dalla società.

Medaglia di Giuseppe Broccetti per Faustina Bordoni (diritto), Courtesy Bologna Musei

Il medaglista e architetto Felice Antonio Casoni dedica una medaglia ad una delle artiste più celebri del Rinascimento: la bolognese Lavinia Fontana. Considerata una tra le prime donne a lavorare ed essere riconosciuta come professionista nel mondo dell’arte, Lavinia si distingue fin dalla giovane età per la caparbietà e l’intelligenza, doti che la spingono a perseguire il sogno di diventare pittrice, iniziato nella bottega del padre Prospero e portato avanti anche dopo il matrimonio con Giovanni Antonio Zappi e la nascita di ben undici figli. Pur limitandosi ad operare in uno dei pochi ambiti concessi alle donne, il ritratto, Lavinia diventa ben presto una vera e propria celebrità, richiestissima dall’aristocrazia bolognese. Il successo di Lavinia come ‘pittora’ è tale da ottenere per la prima volta nella storia la commissione femminile di una pala d’altare, oggi conservata nel Museo San Domenico di Imola. Grazie ad una forte propensione per gli affari e un’innata dote artistica, Lavinia sfrutta al meglio la sua fama, percorrendo la strada battuta dalle colleghe Santa Caterina de’ Vigri e Properzia de’ Rossi, che la precedono.

Medaglia di Felice Antonio Casoni per Lavinia Fontana (diritto), Courtesy Bologna Musei

Accanto a Lavinia Fontana, c’è la veneziana Elena Lucrezia Corner Piscopia, passata alla storia per un altro primato: essere la prima donna laureata al mondo. Nel 1678, dopo il diniego dell’Università di Padova di farla laureare in Teologia in quanto donna – nonostante sia l’ambito nel quale eccelle – Elena consegue il titolo di ‘magistra et doctrix in philosophia’. Donna forte e indipendente, Elena rifiuta il matrimonio e continua a vivere nella sua casa, consacrando l’intera esistenza agli studi, dopo essere divenuta oblata benedettina. La sua effige compare nella medaglia in bronzo realizzata da Giovanni Francesco Neidinger, a un anno dalla scomparsa della donna, avvenuta nel 1684. La figura di Elena è avvolta nel manto di ermellino, emblema di dignità dottorale, e il suo capo è cinto da una rigogliosa corona d’alloro, simbolo del trionfo.

Medaglia di Felice Antonio Casoni per Lavinia Fontana (rovescio), Courtesy Bologna Musei

Tra le medaglie esposte, vale la pena segnalare anche quella realizzata da Giuseppe Broccetti per la cantante veneziana Faustina Bordoni. Artista poliedrica e magnetica, Faustina si distingue nel mondo della musica per la sua particolare voce androgina. La storia narrata da questa medaglia esplica, forse più delle altre, le difficoltà che le donne sono costrette ad affrontare per affermarsi in determinati ambiti professionali. In primo luogo, la voce unica di Faustina, in grado di permeare i confini di genere ed interpretare all’occorrenza anche ruoli maschili, attira le critiche dei “puristi” della musica. Inoltre, la scelta di dedicare una medaglia ad una cantante, spesso paragonate a meretrici, aumenta il risentimento già presente nei detrattori.

Medaglia di Giuseppe Broccetti per Faustina Bordoni (rovescio), Courtesy Bologna Musei

L’ingegno delle donne è una piccola ma preziosa mostra che racconta, da un lato, le difficoltà del mondo in cui le donne sono state – e spesso sono tutt’ora – costrette a muoversi, dall’altro, pone l’accento sul loro spirito di resilienza, capace di aprire la strada a una sempre maggiore consapevolezza e autonomia.

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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