Mohamed Bourouissa

Fondazione Mast (Via Speranza, 42) presenta Mohamed Bourouissa, Communautés. Projets 2005-2025, la più ampia retrospettiva dedicata all’artista franco-algerino Mohamed Bourouissa (Blida, 1978), a cura del critico e curatore di fotografia Francesco Zanot. Il progetto espositivo, inaugurato lo scorso 23 maggio e visitabile fino al prossimo 28 settembre 2025, si concentra sugli ultimi due decenni di attività dell’artista, soffermandosi in particolare su quattro serie di opere che ne illustrano l’evoluzione, dagli esordi fino a oggi.

La poetica di Bourouissa nasce e si sviluppa in concomitanza del nuovo millennio, un periodo storico ricco di aspettative per il futuro, ma animato, allo stesso tempo, da tensioni e ostilità sopite. Bourouissa sperimenta in prima persona queste disuguaglianze, esplorando i delicati meccanismi di potere che determinano le comunità emarginate o sottorappresentate. Una spiccata sensibilità porta l’artista ad andare oltre la documentazione di reportage: nei suoi lavori, Bourouissa compie un delicato processo di sovversione dei pregiudizi, riassegnando ruoli da protagonisti a tutti coloro che sono stati ingiustamente esclusi dalla narrazione storica.

Mohamed Bourouissa, Alyssia (Périphérique), 2022, ph. Sara Cosimini

La fotografia è il medium di cui Bourouissa si avvale per iniziare a costruire gradualmente il suo linguaggio; convinto che la visibilità possieda un’intrinseca spinta sovversiva, la utilizza a suo vantaggio come strumento per rovesciare le prestabilite gerarchie sociali. Bourouissa, artista poliedrico e sfaccettato, spazia tra fotografia, collage, installazione, scultura, video e stampa 3D; è diversificato e colorato, come le vicende che racconta. I suoi manufatti, realizzati spesso con materiali ricodificati – in linea con la poetica dadaista dell’objet trouvé – esprimono alla perfezione la stratificazione dei soggetti narrati.

Mohamed Bourouissa, Window 5, Diptych (Horse Day), 2018, ph. Sara Cosimini

Inoltre, le opere di Bourouissa rappresentano una scelta consapevole: raccontare la storia da un punto di vista non lineare, accogliendo invece riletture e variazioni. Nelle quattro serie in mostra, Bourouissa presenta universi paralleli dove i ruoli si invertono e gli esclusi, con le loro storie, vengono finalmente investiti dell’importanza che meritano.

Il viaggio inizia con Périphérique (2005-2008), la serie più nota di Bourouissa; un nucleo di fotografie, realizzate subito dopo le rivolte nelle banlieues parigine del 2005, che mostra potenziali situazioni borderline che si potrebbero sviluppare tra gli abitanti delle periferie, grazie ad una studiata messa in scena che coinvolge persone vicine all’artista stesso chiamate a recitare un ruolo.

Mohamed Bourouissa, Ride Day 2 (Horse Day), 2019, ph. Sara Cosimini

Il risultato è una composizione calibrata e fortemente monumentale, che mescola i codici della fotografia documentaria a quelli della tradizione pittorica europea di stampo neoclassico e romantico. In queste composizioni, gli sguardi, i gesti e le azioni dei protagonisti restituiscono a pieno il clima della periferia, ma non solo: per la solennità che emanano, sembrano attimi cristallizzati di vicende umane più ampie, universalmente condivisibili.

Horse Day (2013-2019) è un racconto per immagini della cultura equestre americana, decostruita e interpretata da un altro punto di vista. Il progetto multimediale nasce dal fortuito incontro tra l’artista e una scuderia sociale di Philadelphia, fondata da alcuni membri della comunità afroamericana locale. Lo scopo dell’associazione non è solo condividere la passione per l’equitazione ma soprattutto offrire ai giovani del quartiere un’alternativa alla vita di strada. Il risultato è una performance-competizione nella quale i cavalieri e i loro destrieri sfilano in una parata, indossando costumi realizzati in sinergia con l’artista. Lo scopo di questo ambizioso progetto è quello di sovvertire i bias che, complice il cinema holllywoodiano, hanno ingiustamente tagliato fuori intere comunità dalla cultura equestre per decenni.

Installation view Mohamed Bourouissa. Communautés (II), Courtesy Sara Cosimini
Installation view Mohamed Bourouissa. Communautés (II), ph. Sara Cosimini

In Shoplifters (2014), Bourouissa riproduce una serie di fotografie che ha visto appese su un muro di un minimarket di Brooklyn, scattate dal manager del negozio con una Polaroid. Gli scatti, in origine, avevano una funzione segnaletica, immortalando i volti di chi veniva sorpreso a commettere furti all’interno del negozio. Ancora una volta, l’artista ribalta la narrazione, focalizzandosi non sul gesto ma sulla banalità dei beni sottratti (detersivi, prodotti alimentari o alcolici), denunciando così la miseria nella quale sono costretti a vivere alcuni membri della comunità.

Installation view Mohamed Bourouissa. Communautés (III), ph. Sara Cosimini

Hands (2025), l’ultimo progetto inedito, è composto da una serie di opere formate da immagini prese da serie precedenti, ristampate in larga scala su plexiglas e adagiate sullo sfondo di una griglia metallica. Avvalendosi ancora una volta del recupero di oggetti di scarto, l’artista mette in relazione la potenza dell’espressione individuale e le catene della coercizione sociale, in composizioni dove le mani e i corpi si sovrappongono alle griglie, finendo per sovrastarle e liberarsi. Il linguaggio di Bourouissa è profondo e stratificato, in grado di conciliare l’esperienza della strada – molte delle sue opere ricordano per estetica e composizione i tag dei writer che invadono i muri delle città – a una visione universale, nella quale ognuno di noi è in grado di riconoscere qualcosa di familiare.

In copertina: Installation view Mohamed Bourouissa. Communautés, ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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