Napoli Milionaria

L’anno teatrale porta sul palco del Nouveau, per l’ultima volta, la stagione lirica del Teatro Comunale di Bologna, che si è conclusa all’insegna della celebrazione e del congedo dalla struttura temporanea del polo fieristico. Per l’ultimo titolo della stagione lirica felsinea è stata scelta Napoli Milionaria, opera dai caratteri profondamente drammatici e civili, che rappresenta le macerie morali e materiali del secondo dopoguerra, un tema in cui si rispecchia la chiusura stessa dell’esperienza presso la sede Nouveau, in attesa del viaggio di ritorno verso la storica sede di Piazza Verdi, pronta a riaprire i battenti il prossimo febbraio dopo lunghi lavori di restauro. La recita pomeridiana del 13 giugno è stata diretta dal maestro James Feddeck e la regia reca la firma di Marcello Lombardero, che ha elaborato un inedito allestimento per quest’opera.

Volendo prendere le mosse da un’inquadratura temporale, è possibile far risalire la genesi del processo creativo agli anni settanta, quando Nino Rota, autore dell’opera, collaborò strettamente con Eduardo De Filippo, il quale scelse di mutare la sua celebre commedia del 1945 in un libretto d’opera per il Festival di Spoleto del 1977. Per il compositore si aprì un ventaglio vivissimo di opportunità espressive, concretizzatesi in quelle elaborazioni per cui Napoli Milionaria tutt’oggi viene ricordata, in qualità di lucida testimonianza storica e musicale. Cominciando dal testo, che abbandona la solarità partenopea per intrecciare una narrazione cupa e sinistra, evidente fin dal brano d’inizio dell’opera. Sino ad arrivare alle sperimentazioni musicali nelle quali Rota sceglie di inserire una nuova chiave espressiva, fondendo il canto lirico con un continuo fraseggio declamato dal forte influsso linguistico napoletano, che si manifesta con l’uso eclettico di melodie popolari e improvvise sferzate jazz, le quali non solo accompagnano, ma partecipano attivamente al dramma, evidenziando le atmosfere di finta liberazione portata dalle truppe americane.

Ph Andrea Ranzi

Tornando alle serate che hanno visto Napoli Milionaria troneggiare sul proscenio del Nouveau, è possibile dire che l’allestimento ha favorito una prospettiva tutta moderna sul lavoro del compositore, valorizzando ogni elemento innovativo originariamente studiato per l’opera. I grandi canti coreutici diretti dal maestro Giovanni Farina, i momenti di danza sviluppati sulle note sincopate delle cantanti, i costumi selezionati con cura per la messinscena. Non solo, un altro aspetto fondamentale, che si aggiunge alla già cospicua lista di valori emersi, sta nella scelta degli elementi di scena, quali i grandi lastroni grigi posizionati a inizio opera in sostituzione del tradizionale sipario e le proiezioni sul fondo con i bombardieri ripresi a sganciare ordigni al suolo. La scena è stata costruita in maniera tale da ricreare due ambienti paralleli, la stanza dove si svolgevano le azioni di scena ed piccolo e stretto vicolo adiacente ad uno dei muri perimetrali dell’edificio. Splendido il modo in cui le scene si sono svolte in contemporanea, con i passanti che nel vicolo, davanti da un isolato santino raffigurante la vergine, sono intenti ad ossequiarla con preghiere o cenni religiosi. Al di sopra di essa è posta, durante la prima parte della rappresentazione ambientata durante il fascismo, una targa recante la scritta ‘’Saluto al Duce’’, dinnanzi alla quale i fascisti per l’appunto eseguono il saluto romano, poi sostituito dalle reazioni di gioia per la targa cancellata negli atti successivi. Non ultime, si segnalano le riproduzioni sonore affidate ai tamburi e alle percussioni pesanti, atte a simulare l’esplosione delle bombe, e l’uso secco dei legnetti per riprodurre il crepitare delle mitragliatrici. A chiusura degli ingegnosi stratagemmi ideati per le scene, sta l’utilizzo dell’illuminazione verticale, durante il momento dello squillo della sirena dell’all’arme aereo, un fascio di luce scorreva in mezzo alla sala e ai posti, mentre il fumo riempiva gradualmente il palco a seguito delle deflagrazioni.

Ph Andrea Ranzi

Per quanto riguarda i personaggi ed i rispettivi interpreti si deve senz’altro rivolgere una lode al ruolo di Amalia, interpretata da Laura Sella, che ha incantato il pubblico sin dall’aria d’apertura del terzo atto, venendo salutata da un caloroso applauso spontaneo della sala. In contrapposizione alla moglie stava il marito Gennaro appena ritornato dai campi di battaglia, interpretato da Bruno Taddia, che ha saputo versare il suo canto in una voce sicura e tormentata, in grado di adattare il timbro a tutte le sfumature emotive del desolato reduce. Inoltre, si segnala la grande prestanza vocale dell’interprete di Errico ‘’Settebellizze’’, Kazuki Yoshida, eletto  migliore della serata nel canto per proiezione e precisione esecutiva, magistrale nel muoversi all’interno di una atmosfera che alterna continuamente fra il tragico ed il comico in una chiave squisitamente pirandelliana. Nel finale, l’impatto visivo si sposa con la musica grazie a proiezioni sparse di scene di guerre contemporanee, che incalzano l’ultima e celebre battuta del protagonista sulla fine del conflitto, togliendo ogni filtro nostalgico.

Un finale di stagione sensazionale per il Teatro Comunale di Bologna, studiato a misura dal nuovo corso dell’amministrazione, che ha saputo riempire la sala del Nouveau per questo titolo del Novecento e che si prepara ora al grande ritorno in Piazza Verdi. Resta confermato il successo delle iniziative dedicate ad avvicinare le nuove generazioni all’opera lirica, garantendo un’accessibilità diffusa che ha permesso a una platea attente e numerosa di tributare lunghi e scroscianti applausi a un capolavoro totale di musica e profonda coscienza civile.  

Immagine copertina: foto Ph Andrea Ranzi 

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