“Ombra Custode” in mostra al Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini

Ombra Custode è il suggestivo titolo della mostra monografica dedicata alla ricerca artistica di Sergia Avveduti, visitabile dal 15 gennaio al 1 marzo 2026 nelle sale del Museo Civico d’Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini (Strada Maggiore, 44). L’esposizione, a cura di Elena Forin, rientra nel programma istituzionale di Art City Bologna 2026, il palinsesto espositivo promosso dal Comune di Bologna, con il sostegno di Bologna Fiere in occasione di Arte Fiera, che dal 5 all’8 febbraio 2026 invaderà pacificamente la città con una variegata proposta di mostre e rassegne culturali. Per maggiori dettagli sul programma di eventi di Art City, si rimanda all’articolo della storica dell’arte Lara De Lena.

Da sempre, la ricerca di Sergia Avveduti, artista originaria di Lugo e attiva da anni a Bologna, si distingue per un profondo rispetto verso l’archivio di immagini che compone la storia dell’arte, ricodificato attraverso una chiave originale e intima. La sua pratica poliedrica – che abbraccia scultura, pittura, fotografia, disegno e installazione – procede lungo i binari della memoria, restituendo narrazioni di paesaggi e architetture inedite e mettendo in discussione la tradizionale percezione della realtà attraverso il concetto stesso di figurazione. Su questi pilastri si modella la costruzione di Ombra Custode, un viaggio lungo più di quattro secoli che l’artista compie insieme alle opere custodite nelle sale del Museo Davia Bargellini. A partire da alcuni rari – e del tutto straordinari – esemplari di opere ricamate realizzate dalle mani di giovanissime ospiti del Conservatorio delle Putte di Santa Marta, Avveduti, attenta e rispettosa osservatrice, costruisce un ponte tra passato e presente, rievocando la presenza di queste straordinarie e forse poco conosciute “maestre dell’ago”.

Sergia Avveduti, Tifone (dett.), 2021, Courtesy Settore Musei Civici Bologna

Accolte nel Conservatorio di Santa Marta – il più antico istituto di educazione femminile di Bologna, fondato nel 1505 da Carlo Duosi e parte delle Opere Pie – le putte sono giovani ragazze dal destino incerto e poco sicuro, in quanto orfane, provenienti da famiglie cadute in disgrazia o nate da rapporti illegittimi. Negli spazi del Conservatorio, le fanciulle trovano rifugio dal mondo esterno, conducendo una vita quasi monastica, scandita dalla preghiera, dall’istruzione religiosa e da un insieme di attività considerate femminili, come cucito, filatura e ricamo. Le putte, strappate dalla misericordia dell’istituto religioso a un’esistenza considerata disonorevole per il periodo storico – della quale, essendo poco più che bambine, non sono ritenute colpevoli – vengono educate e avviate a un destino prestabilito, fondato sulla fedeltà e sull’obbedienza: verso Dio, nel caso di una carriera monastica, o verso il marito, se destinate al matrimonio. Isolate dal mondo esterno, le ragazze vengono avviate a diversi mestieri per garantirsi una dote futura; tra i tanti, ricorre il ricamo, che imparano ad eseguire con una raffinata tecnica fatta di filati di seta detta “punto pittura”, che mira a riprodurre gli effetti pittorici attraverso l’uso di ago e filo anziché del pennello.

Sergia Avveduti, Eggcup, 1999, ph. Sara Cosimini

Le opere delle putte – spesso copie ricamate di stampe o dipinti celebri – sono molto richieste per rivestire tessili d’arredo o per essere esposte come veri e propri “quadri di seta”, contribuendo così a garantire un sostegno materiale per il loro avvenire. Attraverso un articolato corpus di opere – tra sculture, installazioni e stampe digitali su carta fotografica e su seta – alcune delle quali inedite, Avveduti raccoglie idealmente il filo teso dalle putte, intrecciando una narrazione che restituisce dignità alle loro storie e riconosce, nel presente, il valore della loro eccezionale abilità artistica.

Sergia Avveduti, Polpa e nocciolo, 2006, Courtesy Settore Musei Civici Bologna

Disseminando le proprie opere nelle sale del Museo, l’artista intreccia le trame di un dialogo silenzioso e delicato non solo con i quadri ricamati delle putte, ma con l’intera collezione permanente, portando alla luce il concetto di cura che accomuna la pratica delle giovani donne e il lavoro quotidiano di tutela e valorizzazione svolto dall’istituzione museale nei confronti della collettività e della città. Lavorando attraverso il dispositivo della citazione, Avveduti genera un cortocircuito tra passato e presente, in cui le opere contemporanee non si impongono su quelle preesistenti ma, al contrario, si mimetizzano nello spazio espositivo, dando forma a un percorso eterogeneo e raffinato, sospeso in una dimensione in cui il tempo cronologico perde consistenza. Sapientemente allestite in dialogo con la collezione permanente, i nuovi lavori si fanno testimoni attenti e silenziosi di un’epoca remota, restituendo una rinnovata armonia visiva e concettuale.

Sergia Avveduti, Verso l’occidente, 2025, Courtesy Settore Musei Civici Bologna

La custodia e la cura rappresentano il fil rouge che intreccia la pratica delle anonime artiste del ricamo a quella di Avveduti, che ne raccoglie l’eredità e la traghetta in un presente che sa riconoscere il valore di questi gesti ponderati e silenziosi. L’artista si fa così presenza rispettosa e vigile, non sovrapposta ma aderente, che protegge e custodisce la memoria di un sapere delicato e antico. Un’ombra custode, appunto.

Foto copertina: Sergia Avveduti, Berlina, 2025, Courtesy Settore Musei Civici Bologna

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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