Ritorna Art City

In occasione di Arte Fiera, dal 5 all’8 febbraio prossimi con lo Special Program Il corpo della lingua, a cura di Caterina Molteni torna in scena la consueta kermesse bolognese, programma di mostre ed eventi promosso dal Comune di Bologna con il sostegno di BolognaFiere, sotto la ormai solida curatela di Lorenzo Balbi. E quest’anno l’ospite di eccezione è il nostro ateneo.

Nata nella data simbolica del 1088, l’Alma Mater è da sempre un punto di riferimento culturale, politico e civile per Bologna. La sua storia è intimamente intrecciata a quella della città e del suo paesaggio urbano, nei suoi palazzi e negli edifici che ne hanno accolto nei secoli le attività. Distribuita nel tessuto cittadino – nelle case dei docenti, negli spazi religiosi e in edifici pubblici – nel Medioevo e nel Rinascimento, trova la sua prima sede ufficiale nel 1563 all’Archiginnasio, per poi trasferirsi a Palazzo Poggi nel 1803. Da allora, la moderna Università ha progressivamente ampliato la propria presenza, costruendo la cittadella universitaria e contribuendo a trasformare il volto della città. Lo Special Program di quest’anno rende omaggio a questa eredità culturale con un itinerario di arte contemporanea che ne attraversa i luoghi, alcuni dei quali aperti al pubblico per l’occasione: l’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna. Le opere – appositamente commissionate o riallestite – instaurano un dialogo diretto con questi spazi, attivando nuove letture della storia accademica, architettonica e politica dell’Ateneo.

Giulia Deval, Pitch. Notes on vocal intonation, 2025, video still

Come da tradizione, le sedi dello Special Program non sono semplici contenitori ma dispositivi narrativi che danno forma al tema dell’edizione: la conoscenza e la sua trasmissione. In questo senso Art City Bologna 2026 esplora la formazione e l’insegnamento come esperienze radicate in un universo fisiologico e sensibile, oltre la loro consueta dimensione astratta e teoretica. Ed è a partire da queste premesse che nasce il titolo del progetto, Il corpo della lingua, ispirato all’omonimo testo di Giorgio Agamben, in cui il filosofo delinea una vera e propria anatomia del linguaggio: non un concetto statico, ma un corpo vivo, «in fuga non si sa verso dove, ma certo fuori da ogni identità grammaticale e da ogni lessico definitivo». Per Agamben, il linguaggio – come il sapere – prende forma nella voce, nei gesti, nella relazione con l’altro. Ripensare il corpo significa quindi ripensare anche la conoscenza e le sue modalità di trasmissione.

Jenna Sutela, nimiia cétiï, 2018, video still

Giulia Deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato sono le artiste e gli artisti – passati e presenti – dell’edizione 2026 che con i loro lavori indagano la conoscenza a partire dalla fisicità del sapere, capace di rivelare le strutture di potere nei processi educativi e, insieme, di aprire spazi di resistenza e nuovi orizzonti espressivi. In questa prospettiva, le opere in mostra propongono modelli alternativi di produzione e trasmissione del sapere, mettendo in discussione l’autorità e la linearità proprie della conoscenza accademica e artistica. I progetti espositivi interrogano la natura dei luoghi della formazione, le regole implicite che li governano e le trasformazioni simboliche, sociali e politiche che ne hanno segnato l’evoluzione, dedicando particolare attenzione alle nuove forme di intelligenza.

Come ulteriore omaggio alle origini dello Studium è concepita anche la nuova identità visiva di Art City che muove dall’immaginario dei glossatori medievali, i primi interpreti e commentatori dei testi giuridici medievali che contribuirono alla formazione del sapere universitario. I loro segni, annotazioni e rimandi diventano un linguaggio grafico contemporaneo che prende forma dallo studio su carta, dall’evidenziatore, alla penna biro, dagli appunti e dagli scarabocchi che trasformano la parola in forma.

Ana Mendieta, Flower Person, Flower Body, 1975 (Film still), Super 8mm film transferred to HD digital media, color, silent; 6 min. 20 sec. © The Estate of Ana Mendieta Collection, LLC. Licensed Artist Rights Society (ARS), New York / Siae Milan 2026  /Courtesy Marian Goodman Gallery*

www.artcity.bologna.it 

Immagine di copertina: Mike Kelley, Day Is Done. Extracurricular Activity Projective Reconstructions #2-#32, 2005-2006 (Film still), video, colore, suono, 169′, Courtesy Electronic Arts Intermix (EAI), New York & the Mike Kelley Foundation for the Arts, Los Angeles / SIAE Milano 2026

Lara De Lena

Lara De Lena

Laureata in Lettere moderne, si specializza nel 2017 in Beni storico artistici con una tesi in arte contemporanea. Dallo stesso anno collabora con il CUBo.

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