Un’indagine archeologica nel cuore della Romagna riscrive la storia di Cervia

di Francesca Sibilla.

Un progetto ambizioso guidato dall’Università di Bologna, Dipartimento di Storia Culture Civiltà ha riportato alla luce una città dimenticata e una cattedrale antichissima, svelando tracce preziose di un passato ancora avvolto nel mistero. Tra sigilli papali, resti medievali e testimonianze paleocristiane, la ricerca mette in luce le origini di un centro urbano unico per l’Italia. 

Un progetto di grande portata, promosso dall’Università di Bologna insieme al Comune di Cervia, alla Soprintendenza Archeologica e al gruppo culturale Civiltà Salinara sta riportando alla luce una città perduta. Le ricerche archeologiche, iniziate nel 2019, si estendono su un vasto territorio tra la bassa Romagna, Bagnacavallo e Cesena, ma è nei pressi dell’attuale Cervia – più precisamente nella zona interna rispetto all’abitato moderno – che è emersa una scoperta straordinaria: le tracce della Cervia medievale, abbandonata attorno al 1700 per lasciare spazio alla nuova città.

«Fin dall’inizio, l’obiettivo delle indagini è stato comprendere meglio le origini della città antica, finora poco conosciute – spiega il direttore scientifico prof. Andrea Augenti – mentre per la Cervia moderna si dispone di abbondante documentazione, cartografie e progetti, la datazione della sua progenitrice rimane incerta. Le evidenze raccolte finora suggeriscono che la prima Cervia potrebbe essere nata nell’alto Medioevo, attorno al IX secolo. Se così fosse, ci troveremmo davanti a un insediamento antico, forse nato come villaggio e poi evolutosi in centro urbano. E se così fosse Cervia sarebbe uno dei rari esempi italiani di città medievali nate dopo l’età romana, come Ferrara o Venezia».

Il sito è di eccezionale interesse perché mostra una stratificazione storica complessa: dai reperti di età repubblicana (III-II secolo a.C.) a quelli tardo antichi (V-VI secolo d.C.) fino all’età medievale. Proprio questi ultimi anni hanno visto un’intensa attività di scavo nell’area delle Saline, nell’area nota come Prato della Rosa, dove è stata rinvenuta una chiesa sconosciuta, probabilmente la prima cattedrale della città. Il professor Augenti ci racconta, peraltro, che la scoperta è avvenuta quasi per caso: a causa dell’alluvione che ha colpito la Romagna nel 2023, gli archeologi hanno dovuto spostarsi in un’area meno colpita, Prato della Rosa appunto, aprendo un nuovo settore di scavo che ha rivelato un grande edificio religioso. Un ritrovamento inaspettato, ma corroborato da indizi storici importanti.

E’ lo stesso docente ad accompagnarci in questa inaspettata scoperta raccontandoci che già nel 501 d.C. è documentata la presenza di un vescovo a Ficocle, località oggi scomparsa a sud di Cervia, probabilmente corrispondente al sito in questione. «Il legame con Ficocle, dove sono stati trovati reperti di epoca repubblicana e tardoantica, suggerisce l’esistenza di un vescovato rurale, fenomeno raro nella penisola. Tra le scoperte più significative c’è anche un sigillo in piombo di Papa Clemente III (fine XII secolo), utilizzato per autenticare i documenti della curia pontificia. Questo elemento rafforza l’ipotesi che si trattasse realmente di una cattedrale, attiva tra la fine del V e la metà del XIII secolo. Nel XIII secolo, in seguito a ripetuti danneggiamenti del complesso vescovile – probabilmente incendiato – gli abitanti di Cervia chiesero che il vescovo si trasferisse all’interno della città. Così, fu costruita una nuova cattedrale entro le mura – conclude il prof. Augenti – e quella originaria venne gradualmente abbandonata. Tuttavia, per secoli aveva mantenuto un ruolo centrale nella vita religiosa del territorio».

Lo scavo coinvolge numerosi studenti dell’Università di Bologna coordinati sul campo dai dottori Mila Bondi e Marco Cavalazzi, in media circa quaranta per campagna, provenienti dai Dipartimenti di Beni Culturali e di Storia, Cultura e Civiltà. Ogni anno si tengono due campagne di scavo, una in giugno e una tra agosto e settembre, pianificate in questi periodi per non disturbare i fenicotteri che nidificano nella zona del Po.

Particolare importanza è data all’archeologia pubblica: l’intero progetto è pensato per coinvolgere la cittadinanza. Oltre agli open day che si svolgono alla fine di ogni campagna, durante tutto l’anno vengono organizzati incontri, conferenze e dibattiti per condividere le scoperte con la comunità cervese che si è mostrata da subito molto curiosa e attenta di scoprire un passato in cui Cervia, lungi dall’essere un centro marginale, è stata per secoli un punto nevralgico nella storia della costa romagnola anche grazie al suo legame con la via Francigena e al ruolo che ebbe nella devozione e nel pellegrinaggio.

Mentre le ricerche continuano, resta forte la sensazione che molto sia ancora da scoprire. Cervia si sta rivelando una chiave preziosa per comprendere meglio la trasformazione dell’Italia tra Antichità e Medioevo, e una testimonianza viva di come il passato possa tornare, inaspettato, a raccontare la sua storia.

 

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