Vera Lutter al Mast
La Fondazione Mast (via Speranza, 42) presenta al pubblico una nuova mostra, dedicata alla fotografa tedesca Vera Lutter (Kaiserslautern, 1960) e incentrata sul rapporto tra l’uomo e l’industria. Spectacular. Un’esplorazione della luce raccoglie per la prima volta una selezione di oltre 20 opere, tra fotografie di grandi dimensioni, un’installazione e materiali inediti che documentano il processo creativo della fotografa.
Questo corpus rappresenta gli esiti di una ricerca iniziata dall’artista più di 30 anni fa nella camera da letto del suo appartamento di Manhattan. La mostra, inaugurata lo scorso 11 ottobre 2024 e visitabile fino al 6 gennaio 2025, è organizzata dalla Fondazione Mast in collaborazione con Francesco Zanot, affermato curatore, saggista e insegnante specializzato in fotografia.

Le opere di Vera Lutter sono realizzate con una tecnica oggi quasi del tutto caduta in disuso: quella della camera oscura, attraverso un procedimento complesso e ricercato. Formatasi come scultrice, l’artista tedesca trova nella fotografia il codice di comunicazione privilegiato, servendosi però di un metodo più antico dell’invenzione della fotografia stessa. L’immagine stenopeica, quella realizzata tramite l’utilizzo della camera oscura, è difatti un fenomeno ottico naturale, del quale si documentano i primi esperimenti in scritti risalenti addirittura al 500 a.C. A differenza della camera oscura, procedimento utilizzato dalle comuni fotocamere, l’obiettivo stenopeico è caratterizzato da una stretta apertura, un piccolo foro, nel quale, tramite il processo di diffrazione, viene proiettata un’immagine ottica che verrà poi registrata su un materiale sensibile alla luce (lastra, pellicola o carta fotografica), lasciando del suo passaggio una traccia tangibile e visibile.

Le immagini di Vera Lutter sono realizzate tramite questa delicata pratica, con l’ausilio di camere oscure delle dimensioni di una stanza, costruite appositamente ogni volta e posizionate di fronte al soggetto da immortalare. Va da sé che i tempi di posa non saranno quelli di una convenzionale fotografia e potranno variare da alcuni minuti fino addirittura a settimane intere. Molte opere portano nel titolo stesso la misura di questa estensione; è il caso di Studio, XXIX: June 8-23, 2006 o di Pepsi Cola Interior, III: July 1-31, 2003, dove i numeri stanno ad indicare i giorni trascorsi. In questo tempo di posa, la fotografa entra nel dispositivo creando con esso una sinergia, arrivando quasi ad abitarlo.
Il risultato di questo paziente e complicato processo sono stampe di grandi dimensioni che hanno alcune caratteristiche peculiari: sono pezzi unici, perché il processo di traccia sulla carta sensibile non è mai replicabile; sono immagini in negativo, che mostrano un mondo misterioso e ricco di particolari; infine, sono lo specchio di ciò che resiste allo scorrere del tempo, dal momento che il processo in camera oscura restituisce una traccia soltanto di ciò che è rimasto immobile per tempi lunghi. In contrasto con la vocazione della fotografia, simbolo per antonomasia della cattura fulminea di un instante decisivo, le immagini di Vera Lutter sono il risultato di una narrazione lenta e paziente, che tiene memoria di tutto tranne di ciò che si muove troppo velocemente.

Attraverso questo processo, i soggetti rappresentati acquisiscono un carattere monumentale che li rende allo stesso tempo, minacciosi e affascinanti. È interessante notare come i soggetti catturati sulla pellicola siano anche quelli che hanno lasciato un’impronta profonda sulla pelle del paesaggio naturale e ne hanno alterato in qualche modo l’aspetto. Protagonisti delle opere di Vera Lutter sono le grandi costruzioni (e distruzioni) dell’uomo moderno: dalle miniere a cielo aperto, come quella di Rheinbraun in Germania, agli aeroporti e cantieri negli Stati Uniti e in Europa fino ad arrivare alle fabbriche, come quella della Pepsi Cola di Long Island. Attraverso questi elementi, l’artista restituisce allo spettatore un racconto strutturato delle strategie adottate dall’essere umano per costruire il mondo, rendendo il risultato fortemente evocativo o, per meglio dire, spettacolare.
Foto copertina: Vera Lutter, Studio, XXIX, June 8-23, 2006, Courtesy Sara Cosimini



