Laura Grisi, il racconto di un’apolide alla P420

The Endless Diagram alla Galleria P420 (Via Azzo Gardino, 9) offre fino al 24 gennaio prossimo un percorso di riscoperta di un’artista la cui pratica multiforme trascende i confini netti tra movimenti artistici consolidati. Pop Art, Arte Povera, Concettuale, Processuale – è stato tutto ma anche niente di questo l’italo-greca Laura Grisi, attualmente (e fortunatamente) oggetto di una rinnovata attenzione critica incentrata sulla sua “soggettività nomade” in cui il tempo non è null’altro che un arbitrio.  

Nata nel 1939 a Rodi, Laura Grisi cresce e si forma in un’atmosfera cosmopolita, tra la Grecia, Roma e Parigi. L’approccio diagrammatico, che ha reso celebre la sua ricerca negli anni Settanta, mostra radici sorprendentemente precoci già nei primi anni Sessanta. Partecipa alla Quadriennale di Roma nel 1965 e alla Biennale di Venezia nel 1966. Spesso a fianco di altri artisti, non è mai annoverata in nessuna circostanza, come ad esempio tra gli artisti di Piazza del Popolo o nell’entourage di Germano Celant. Eppure la sua pratica incontra il favore – già dagli esordi – di importanti galleristi, sia a livello nazionale (Plinio De Martiis per citarne uno) che internazionale (Leo Castelli), dato che i suoi cicli di Variable Paintings e Neon Painting – pannelli scorrevoli trasparenti e luminosi, già chiaramente incentrati sul concetto di trasformazione, vengono esposti negli Stati Uniti. Ma se la storia dell’arte non l’ha incasellata ciò non è da considerarsi un limite. Parliamo di una instancabile sperimentatrice che prima di moltissimi altri ha scelto come nucleo della sua ricerca lo scambio con chi osserva di un ampio spettro di significati a cavallo tra “natura” e “cultura”.

Laura Grisi, Wide Angle, 1965, acrilico e collage su tela, dittico, cm.200×100 ciascuno, cm.200×200 totali. Courtesy Laura Grisi Estate, Roma e P420, Bologna. Foto Carlo Favero

Dotata di una Hasselblad e una Rolleiflex, Laura Grisi accompagna Folco Quilici, popolare documentarista e regista (e marito), nelle sue spedizioni nelle Isole dell’Oceano Pacifico, nel Sud Est Asiatico e in Africa, realizzando circa 5.000 fotografie, alcune delle quali pubblicate nei suoi libri Pasos por Buenos Aires del 1963 e I denti del Tigre del 1964. Tuttavia, l’artista vede grandi limiti nel mezzo fotografico come pure in quello pittorico, perché non possono rappresentare l’incommensurabile, che – come osserva Marco Scotini, curatore della mostra – per Grisi «si deve dotare di più trascrizioni possibili». Questa lettura anti-diacronica nel tempo è evidente nel susseguirsi delle immagini delle lancette di un cronometro di Hypothesis about Time del 1975, dove il registro fotografico mostra la sua essenza impersonale e meccanica. Come dichiara la stessa artista, si tratta di «un sistema matematico di permutazioni applicato ai secondi, cioè all’unità di misura dell’intervallo di tempo, per dimostrare che la distinzione che noi percepiamo tra passato presente e futuro legata alla nozione classica del tempo come ordine seriale e omogeneo, può essere sostituita da un’ipotesi di serie temporali diverse in cui il passato il presente e il futuro possono succedersi secondo un altro ordine».

Laura Grisi, Hypothesis about Time, 1975, 360 foto montate su cartone, 20 parti, cm.28×120 ciascuno. Foto Carlo Favero

Secondo Scotini, che sempre per la P420 ha curato il primo tassello di questo importante lavoro di riscoperta dell’artista nel 2018 oltre alla retrospettiva The Measuring of Time al Muzeum Susch di Ginevra tre anni dopo insieme Krzysztof Kosciuczuk, Laura Grisi «incarna una sorta di soggetto femminile apolide e nomade che sfida la politica dell’identità, la natura univoca della rappresentazione e l’unidirezionalità del tempo». Al centro di questo nuovo progetto della P420 vi è il recente ritrovamento nell’Archivio Grisi di una serie di lavori cruciali, realizzati tra il 1961 e il 1965, che qui è possibile vedere. La consacrazione – tanto tardiva quanto dovuta – è favorita anche da recenti acquisizioni da parte del Centre Pompidou di Parigi e della Tate Collection di Londra, da due importanti retrospettive museali a Zernez e Ginevra e dalla presenza alla 59esima edizione della Biennale di Venezia Il latte dei sogni (di cui abbiamo parlato qui) tra il 2021 e il 2023.

Laura Grisi. The Endless Diagram, 2025, installation view, P420, Bologna. Courtesy P420, Bologna. Foto Carlo Favero

Come ha osservato Daniela Lancioni su «Flash Art» a pochi mesi dalla sua scomparsa, «Grisi ha scelto il nomadismo e lo ha riversato in modo superbo nell’espressione del molteplice»: partendo da un limite, che può essere spaziale o temporale, si attua una liberazione all’infinito. È così che le opere che si susseguono nel percorso espositivo delle due sale della P420 dimostrano che ogni unità ha una grandezza infinitamente divisibile, mostrando le molteplici vie del possibile.

https://www.p420.it/ 

Immagine di copertina: Laura Grisi. The Endless Diagram, 2025, installation view, P420, Bologna 

Courtesy P420, Bologna. Foto Carlo Favero

Lara De Lena

Lara De Lena

Laureata in Lettere moderne, si specializza nel 2017 in Beni storico artistici con una tesi in arte contemporanea. Dallo stesso anno collabora con il CUBo.

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